Beyond control

di Chiara Digrandi
Beyond control

Roma (NEV), 30 maggio 2018 – La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) per Mediterranean Hope (MH) – Programma rifugiati e migranti. Questa settimana lo sguardo proviene dalla “Casa delle culture” di Scicli (RG)

Il 25 maggio presso Palazzo Spadaro (Scicli) sono stati presentati i risultati del progetto di ricerca “Beyond control. L’espressione del sé attraverso processi di creazione cinematografica partecipativa con minori migranti non accompagnati in Sicilia”, finanziato dal Programma Sylff della Tokyo Foundation attraverso il Programma di ricerca “Idea-Azione” dell’Istituto di Formazione Politica “Pedro Arrupe” Centro Studi Sociali di Palermo.

L’obiettivo dell’incontro è stato quello di generare una riflessione con la cittadinanza sulla realtà della migrazione a partire dal punto di vista di chi l’ha vissuta e di individuare possibili utilizzi nel territorio del materiale generato a partire dalla ricerca.

Il progetto di ricerca, sviluppato da Chiara Digrandi, è nato dal desiderio di creare uno spazio e un tempo in cui un gruppo di minori migranti non accompagnati, da poco sbarcati in Sicilia, possano raccontarsi attraverso le immagini, considerate un linguaggio “privilegiato” rispetto a quello verbale, per esprimere il proprio sé.

L’esperienza sul campo, ispirata alla metodologia di Cine sin Autor (www.cinesinautor.es/), è stata realizzata presso la “Casa delle Culture – Mediterranean Hope” di Scicli, una struttura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che offre ospitalità a persone migranti in condizioni di particolare vulnerabilità. Il progetto, realizzato tra maggio e giugno 2017, è stato rivolto a un gruppo di ragazzi e ragazze migranti di età compresa tra i 15 e i 18 anni provenienti da Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Sierra Leone e Bangladesh e sbarcati in Sicilia in un arco di tempo che andava da un settimana a 8 mesi dall’inizio del progetto.

L’obiettivo è stato quello di creare uno spazio in cui i partecipanti potessero esprimere se stessi e raccontarsi attraverso processi di creazione cinematografica partecipativa. La creazione del film ha previsto delle fasi circolari: la pianificazione delle scene, le riprese, il montaggio e la proiezione del materiale prodotto.

I risultati sono stati 3 film: “The survivor immigrants”, “My mistake” e “Jealous love” realizzati, rispettivamente, dal gruppo dei ragazzi, dal gruppo delle ragazze e da un gruppo misto.

“Beyond control” è, come Mohamed ha descritto all’interno del film “The survivors immigrants”, ciò che i ragazzi migranti sono costretti a vivere nelle prigioni in Libia. “Fuori controllo” è la situazione che i ragazzi e le ragazze migranti hanno vissuto durante il loro viaggio verso l’Europa. Quando decidono di partire dai loro Paesi d’origine realmente non sanno cosa li aspetta, nel cammino dipendono spesso da altre persone che approfittano di loro. Non hanno un controllo sulle proprie vite. “Fuori controllo” è anche la loro situazione attuale in Europa colma d’incertezze riguardo il futuro.

Attraverso processi di creazione cinematografica partecipativa i partecipanti hanno acquisito una sorta di “regia” su situazioni “beyond control vissute, grazie al fatto che hanno costantemente deciso cosa narrare e come filmare le proprie storie.

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