Cambiano i flussi ma non la frontiera

di Tommaso Tamburello e Francesco Piobbichi
Cambiano i flussi ma non la frontiera

Roma (NEV), 25 ottobre 2017 – La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici di Mediterranean Hope (MH), il progetto sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Questa settimana “Lo sguardo” proviene dall’Osservatorio di Lampedusa.

Lampedusa sta vivendo da oltre due mesi una situazione anomala che non si verificava da tempo, legata alla riapertura della rotta migratoria dalla Tunisia e all’arrivo di piccole imbarcazioni che approdano spesso in totale autonomia sulle coste dell’isola. I nuovi flussi sono emersi in seguito al rallentamento dell’esodo di migranti provenienti dalla Libia che si è registrato in agosto, sulla scia delle iniziative italo-libiche.

L’affermarsi di questi nuovi flussi ha comportato l’arrivo a Lampedusa di circa tremila migranti tunisini dall’inizio di agosto ad oggi; la Tunisia sta vivendo una fase socio-economica molto delicata che spiega probabilmente questo nuovo flusso, il quale non è prodotto solamente, come qualcuno dice, dai recenti indulti che hanno interessato alcune migliaia di persone.

L'isola ha vissuto alcuni momenti di tensione, scaturiti per esempio da denunce di piccoli furti e da una manifestazione organizzata da alcuni migranti tunisini il 19 settembre scorso.

Paola La Rosa, attivista e membro del Forum Lampedusa Solidale, ci racconta come si percepisca sull’isola una certa paura e si tenda alla criminalizzazione diffusa degli ospiti tunisini del centro: “In qualsiasi bar, in qualsiasi esercizio commerciale si entri l’argomento preponderante è questo, e l’opinione si suddivide fra una maggioranza che criminalizza il fenomeno e una minoranza che invece difende i ragazzi tunisini”.

Alla domanda sul perché secondo lei si sia riaperta questa rotta dalla Tunisia, Paola risponde: “La situazione in Tunisia è quella che si registra da tempo: disoccupazione e malcontento. Esistono poi altri aspetti, come l’acuirsi di un fattore repressivo del governo ed una crisi economica che è stata sicuramente interessata dagli episodi di terrorismo avvenuti nelle località più ambite del territorio”.

Chiediamo quindi a Paola come pensa che si possa evolvere la situazione a Lampedusa nei prossimi mesi: “Lampedusa mi ha insegnato che è impossibile fare previsioni, perché sono troppi i fattori che influiscono sull’evolversi dei processi migratori e sulla loro gestione. Una cosa è certa: Lampedusa è sempre stata utilizzata come laboratorio in cui sperimentare nuove politiche e nuove strategie nel campo delle migrazioni. Io non solo non so cosa aspettarmi, ma chiederei a tutti di stare molto attenti a quello che succede a Lampedusa, perché quest’isola ha insegnato anche questo: tutto quello che è accaduto qui prima, è poi accaduto anche nel resto d’Italia e in Europa. Inoltre, dato l’accordo bilaterale fra Italia e Tunisia – che prevede un numero limitato di rimpatri al mese – e considerato l’altissimo numero di arrivi degli ultimi tempi, temo che il centro di Lampedusa venga utilizzato come limbo nel quale far stazionare i ragazzi più del dovuto; questo accade per far passare il tempo e per prendere decisioni, nel mancato rispetto della legge e ignorando completamente le esigenze degli ospiti del centro e della popolazione locale”.

È della stessa opinione Maurizio Brignone, membro anch’egli del Forum Lampedusa Solidale e della comunità parrocchiale: “La permanenza prolungata nel centro non può che creare disagi a tutti, sia alla comunità che accoglie sia agli ospiti, che dopo diverse settimane di stallo e inattività possono dare sfogo a episodi di rabbia e malcontento. È fondamentale accelerare i trasferimenti”.

Alla domanda su cosa si aspetta nei prossimi tempi, Maurizio risponde che secondo lui la situazione resterà invariata e gli sbarchi continueranno in grandi quantità. Avendo dialogato con i ragazzi tunisini, Maurizio ci conferma poi il dato che era già emerso nelle ultime settimane da alcune conversazioni avute con gli stessi; l’aumento delle partenze sembrerebbe coincidere con un’apparente mancanza di controllo e di pattugliamento sulle coste tunisine da parte delle autorità locali.

Da questi confronti abbiamo inoltre capito che in questo momento dalla Tunisia all’Italia esistono due rotte: quella dei più “ricchi”, che partono da nord e hanno molte possibilità di raggiungere la Sicilia; quella dei più poveri, che partendo da sud pagano meno il viaggio perché raggiungono la vicina Lampedusa. Per concludere Maurizio dice che non sa come si evolverà la situazione, ma di una cosa è certo: “Lampedusa accoglierà sempre, anche perché vista la sua posizione non può farne a meno”.

Cambiano le rotte e le nazionalità di chi giunge a Lampedusa, ma ancora una volta l’isola si trova ad affrontare il fenomeno migratorio con la strategia di sempre, una strategia emergenziale che scarica le proprie inefficienze sia sui migranti che sugli isolani. Sarebbe bene capire che Lampedusa è un’isola fragile: essa salva le vite, ma soffre la situazione in cui deve farsi carico di un modello di frontiera che finisce inevitabilmente per creare tensione, ledendo i diritti dei migranti e stravolgendo la quotidianità degli isolani.

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