#LiveTheBorder. Al via la conferenza internazionale “Vivere e testimoniare la frontiera”

Agenzia NEV
#LiveTheBorder. Al via la conferenza internazionale “Vivere e testimoniare la frontiera”

Palermo (NEV), 30 settembre 2017 – “Sono lieto di vedere così tanti rappresentanti di chiese e organismi ecumenici internazionali, segno di solidarietà ecumenica”. Con queste parole il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Luca Maria Negro, ha dato il benvenuto ai partecipanti al Convengo internazionale “Vivere e testimoniare la frontiera”, apertosi oggi pomeriggio presso il Centro diaconale “La Noce” di Palermo. “Abbiamo deciso di incontrarci qui, a Palermo e poi a Lampedusa, perché sono luoghi chiave: Palermo, nel cuore del Mediterraneo, simbolo delle migrazioni nella storia e nel presente; Lampedusa, punto di incontro fisico e ideale fra il sud e il nord globale”, ha detto Negro, aggiungendo: “Le frontiere si stanno facendo sempre più impenetrabili, ma noi credenti sappiamo che Dio apre una breccia in tutti i cancelli chiusi, Dio è colui che varca i confini per uscire e chiama tutti a farlo”.

Anna Ponente, direttrice de “La Noce”, ha ricordato che questo quartiere palermitano, in cui si sta svolgendo la conferenza, è sempre stato un quartiere di frontiera, oggi multiculturale. Negli ultimi 150 anni molte le battaglie dei valdesi a favore dei diritti di tutti: per l’infanzia, gli anziani, i disabili, ma anche la lotta alle mafie e l’impegno per i migranti. “Qual è il nostro modello di accoglienza? Trovare uno spazio fisico di ascolto, uno spazio affettivo, relazionale – ha spiegato Ponente – noi accogliamo sopravvissuti costretti a difendersi dal dolore, la nostra responsabilità è quella di proteggere le generazioni future, che dovranno elaborare il lutto e il trauma di aver perso riferimenti culturali, i propri cari, fratelli, sorelle. Eppure, la loro capacità di resilienza è sorprendente”.

A evidenziare il carattere ecumenico della Conferenza, mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che ha portato il suo saluto. “Dobbiamo custodire un cuore aperto. La nostra città – ha detto – può dire molto rispetto alle paure e ai tanti muri che si possono innalzare, siano essi fisici che mentali: chi arriva a Palermo è già accolto, Palermo è abituata, anche nelle sue contraddizioni e ferite, a riconoscere il volto e il cuore di chi soffre. Per noi discepoli di Gesù, dobbiamo ricordarci dell’‘ero forestiero e mi avete accolto’. Abbiamo l’‘obbligo di accogliere’”.

Soddisfazione per l’alta e qualificata partecipazione al Convegno è stata espressa da Marta Bernardini, operatrice di Mediterranean Hope: “È una grande occasione di condivisione, frutto di anni di lavoro e di impegno nelle partnership internazionali”.

Il primo panel della conferenza dal titolo: “La frontiera vista da sud” è dedicato alle cause delle migrazioni, ai cosiddetti “push factors”, con una prospettiva globale.

Questa sera alle 21, le testimonianze dirette di chi ha attraversato le frontiere: Adel, siriano di Homs, giunto in Italia dal Libano con i corridoi umanitari, e Bandiougou, maliano, migrante minore non accompagnato sbarcato a Pozzallo nel 2015, racconteranno i loro viaggi e risponderanno alle domande di Gaëlle Courtens, dell’Agenzia stampa “NEV-notizie evangeliche” della FCEI.

AUTORIZZAZIONE UTILIZZO COOKIE
Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Continuando a navigare su questo sito, cliccando sui link al suo interno o semplicemente scrollando la pagina verso il basso, accetti il servizio e gli stessi cookies.
Maggiori informazioni [CHIUDI]