CHI SIAMO

Mediterranean Hope (MH) è un progetto della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) finanziato dall’otto per mille della Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi).


CONTESTO

Il progetto MH nasce nei primi mesi del 2014 dalla consapevolezza della drammaticità delle migrazioni via mare dai paesi del Nord Africa, Africa subsahariana e Medioriente verso le coste siciliane e, in particolare, dell’avamposto più meridionale costituito dall’isola di Lampedusa.

Negli anni il Mediterraneo è diventato un gigantesco cimitero che, secondo l’Osservatorio Fortress Europe, dal 1988 ha accumulato quasi ventimila persone morte lungo la rotta verso l’Italia.

La risposta istituzionale a questa tragedia è stata inadeguata e carente, decisamente al di sotto di fondamentali standard umanitari. Solo dopo la strage del 3 ottobre 2013, in cui morirono 386 migranti a poche miglia da Lampedusa, è stato attivato il programma di soccorso in mare Mare Nostrum, ad oggi, però, cessato e sostituito con altri dispositivi meno efficaci.

La FCEI, d’intesa con la Tavola valdese, si è sentita interpellata da questa situazione e ha deciso di avviare un progetto umanitario e sociale, teso all’accoglienza e all’integrazione di profughi che intendano restare in Italia.

La FCEI, riconoscendo l’impegno e l’esperienza di centri evangelici, chiese e sorelle e fratelli nel settore delle attività sociali, così come la sensibilità dell’evangelismo siciliano per questi temi, confida che il progetto possa essere assunto a livello europeo come frontiera di una nuova testimonianza comune.


STRUTTURA DEL PROGETTO

Il progetto MH intende contribuire ad affrontare il fenomeno dei flussi migratori via mare. Il progetto si struttura in unità strettamente correlate: da una parte centrata sull’accoglienza e dall’altra sull’informazione e l’azione politica di denuncia delle violazioni dei diritti umani dei migranti e della mancanza di norme in materia di diritto d’asilo.

Osservatorio MH a Lampedusa

L’Osservatorio aderisce all’Associazione Lampedusa solidale che svolge un lavoro di primissima accoglienza al molo dove sbarcano i migranti; cura i rapporti con le istituzioni locali, regionali e nazionali, con la popolazione dell’isola e con l’associazionismo. L’Osservatorio promuove inoltre la costruzione di reti nazionali ed internazionali per la sensibilizzazione sul tema delle migrazioni mediterranee. Sul fronte dell’informazione diffonde una newsletter sulla propria attività di osservazione partecipata: arrivi dei migranti, condizione nella prima accoglienza, inserimento nella società italiana, situazione lavorativa, impatto sulla popolazione locale del fenomeno migratorio.

Casa delle Culture MH a Scicli (RG)

La Casa delle Culture è stata inaugurata nel dicembre del 2014 e offre ospitalità a circa 40 migranti che siano in condizione di particolare vulnerabilità (giovani mamme, donne incinte, minori non accompagnati) affidati alla struttura direttamente dalla Prefettura di Ragusa. Oltre all’attività di accoglienza, orientamento e formazione, la Casa promuove programmi sociali, interculturali e di integrazione aperti alla popolazione locale, con lo scopo di promuovere una cultura dell’integrazione. Vi opera un team di educatori, assistenti sociali, operatori sanitari, mediatori culturali. Ad oggi decine di volontari, provenienti dall’Italia e dall’estero, si sono avvicendati nel corso dei mesi. La Casa gode del sostegno effettivo della comunità metodista locale.

Corridoi umanitari dal Libano e dal Marocco e presto anche dall’Etiopia

MH, dopo un assiduo lavoro di negoziazione con le autorità italiane e straniere preposte, ha aperto il primo corridoio umanitario dal Libano che consente a profughi in condizioni di particolare vulnerabilità, di entrare in Italia su un volo di linea grazie ad un visto umanitario. La prima famiglia di profughi siriani è arrivata il 4 febbraio 2016 a Fiumicino. Il progetto è realizzato in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio. La base giuridica di questa iniziativa ecumenica si fonda sull’art. 25 del Regolamento (CE) n. 810/2009 del 13 luglio 2009 relativo al Codice comunitario dei visti e prevede la possibilità di concedere visti con validità territoriale limitata, in deroga alle condizioni di ingresso previste in via ordinaria dal codice frontiere Schengen, “per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali”. A questo scopo la FCEI, Sant’Egidio e la Tavola valdese da una parte, e i Ministeri degli affari esteri (MAE) e dell’Interno dall’altra, hanno sottoscritto il 15 dicembre 2015 un protocollo, il quale prevede una collaborazione con le ambasciate italiane in Marocco e in Libano, e presto anche in Etiopia. I beneficiari dei corridoi umanitari una volta arrivati per vie legali e sicure sul territorio italiano possono avanzare richiesta di asilo e sono presi in carico dal coordinamento accoglienza FCEI-MH.

Casal Damiano a Campoleone (LT)

Casal Damiano è la struttura di accoglienza che ospita una parte dei beneficiari del progetto pilota di corridoi umanitari. Situato nella campagna romana, a Campoleone, il centro accoglie 23 persone, di cui 8 bambini in un edificio immerso nel verde ma a soli 20 minuti di distanza in treno dalla principale stazione ferroviaria di Roma. In questa struttura gli ospiti più grandi si preparano all’audizione con la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale insieme agli operatori socio-legali mentre i più piccoli affrontano l’inserimento scolastico coadiuvati dai genitori e da esperti educatori. Tra le altre attività e i servizi offerti: il corso d’italiano intensivo che gli ospiti frequentano giornalmente, i percorsi formativi e lavorativi che gli operatori costruiscono per e insieme agli ospiti, il supporto psicologico, l’assistenza sanitaria, i laboratori per i più piccoli, gli accompagni presso le amministrazioni, gli ospedali e le associazioni. La struttura è quindi il luogo in cui i beneficiari del progetto pilota di corridoi umanitari cominciano il difficile percorso verso la riconquista dell’autonomia sociale, lavorativa e abitativa.

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