Libia, l’avvocata che sfida l’Italia «Illegale l’accordo sui migranti»

Francesco Battistini, Il corriere della sera

Libia, l’avvocata che sfida l’Italia «Illegale l’accordo sui migranti»

Esplora il significato del termine: Quella foto di Serraj a Roma, non le va giù. E meno ancora quel memorandum che ha firmato sui migranti, a inizio mese: «È squilibrato. L’Italia s’avvantaggia della fragile situazione libica e della pressione internazionale, trascura ogni obbligo morale stabilito dal diritto internazionale e dalle sue stesse leggi. Il problema delle migrazioni ora cade tutto sulle spalle d’una Libia lacerata dalla guerra, costretta a fronteggiare da sola questi sconvolgimenti».
Ieri è saltato l’incontro tra il premier Serraj e l’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, che dovevano incontrarsi al Cairo. Oggi, se c’è un giudice a Tripoli, l’avvocatessa Azza Maghur — assieme a un gruppo d’ex ministri e intellettuali moderati — chiederà con un ricorso urgente al tribunale amministrativo (ebbene sì, esiste ancora...) di sospendere l’accordo e «tutti i disastri che Serraj ci porterà in casa». Figlia d’un diplomatico che nell’era Gheddafi s’occupò del caso Lockerbie, Azza è un’attivista per i diritti umani che ha difeso i detenuti di Guantánamo e intanto partecipato alla cacciata del Colonnello, collaborato con la Croce Rossa e l’Onu, sostenuto le donne e i profughi, scritto libri sulla Rivoluzione e articoli per il New York Times.
«Con questo documento — accusa l’avvocatessa —, Serraj fa della Libia una responsabile diretta delle migrazioni illegali. Ma noi siamo solo un Paese di transito, come l’Italia. E a differenza dell’Italia, da noi non c’è un profugo che voglia fermarsi».C’è da chiedersi perché il memorandum sia illegale, però: in fondo, l’ha voluto un governo legittimo... «Serraj non aveva i poteri costituzionali per firmarlo: serve un ok del Parlamento, che non c’è perché il Parlamento non è a Tripoli. Serve anche l’unanimità dei ministri, che non c’è stata. E poi vengono violate le direttive Ue: l’Europa infatti non ha voluto entrarci».
In una Libia allo sfascio, sembrano cavilli... «La questione centrale è che i migranti, che già subiscono violenze, continueranno a patirne una volta rispediti in Libia. C’è il rischio altissimo di creare un clima di razzismo, con migliaia di detenuti in uno Stato che non ha polizia né esercito. Serraj non controlla nulla». L’accordo prevede soldi e aiuti: «Non è specificato alcun tipo di contributo finanziario. Non s’indica nemmeno il numero dei centri di detenzione o quanti migranti possano contenere. La Libia non ha mai firmato la Convenzione del 1951 sui rifugiati, non ha sistemi di controllo, non applica le regole d’asilo. I migranti verranno reclusi per periodi infiniti, rispedirli qui significa condannarli ad abusi. Le autorità non riescono a bloccare le gang che violentano i libici: come possono proteggere i migranti?». Molti si domandano: ma se questo ricorso è accolto, che succede? «L’accordo è nullo. Il memorandum promette che non ci saranno variazioni demografiche e minacce alla sicurezza e alla stabilità economica della Libia. Ma non viene data alcuna soluzione alle enormi sfide che si prospettano. Si parla per esempio di malattie pericolose e contagiose, ma il sistema sanitario libico è al collasso! Quasi due milioni di libici non hanno nemmeno l’assistenza medica di base...». Perché dite che è lesa anche la sovranità libica? «Il memorandum si rifà all’accordo Berlusconi-Gheddafi del 2008, che peraltro l’Italia aveva già sospeso unilateralmente: le guerre passano e gli Stati restano, anche se qui ci sono nuovi soggetti che firmano, e in quel documento comunque s’accennava a confini territoriali, non marini». Il memorandum dovrebbe garantire i flussi migratori per tre anni... «Il governo guidato da Serraj fra un anno esaurirà il mandato: a che titolo ha preso un impegno così lungo?».Quella foto di Serraj a Roma, non le va giù. E meno ancora quel memorandum che ha firmato sui migranti, a inizio mese: «È squilibrato. L’Italia s’avvantaggia della fragile situazione libica e della pressione internazionale, trascura ogni obbligo morale stabilito dal diritto internazionale e dalle sue stesse leggi. Il problema delle migrazioni ora cade tutto sulle spalle d’una Libia lacerata dalla guerra, costretta a fronteggiare da sola questi sconvolgimenti».
Ieri è saltato l’incontro tra il premier Serraj e l’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, che dovevano incontrarsi al Cairo. Oggi, se c’è un giudice a Tripoli, l’avvocatessa Azza Maghur — assieme a un gruppo d’ex ministri e intellettuali moderati — chiederà con un ricorso urgente al tribunale amministrativo (ebbene sì, esiste ancora...) di sospendere l’accordo e «tutti i disastri che Serraj ci porterà in casa». Figlia d’un diplomatico che nell’era Gheddafi s’occupò del caso Lockerbie, Azza è un’attivista per i diritti umani che ha difeso i detenuti di Guantánamo e intanto partecipato alla cacciata del Colonnello, collaborato con la Croce Rossa e l’Onu, sostenuto le donne e i profughi, scritto libri sulla Rivoluzione e articoli per il New York Times.
«Con questo documento — accusa l’avvocatessa —, Serraj fa della Libia una responsabile diretta delle migrazioni illegali. Ma noi siamo solo un Paese di transito, come l’Italia. E a differenza dell’Italia, da noi non c’è un profugo che voglia fermarsi».C’è da chiedersi perché il memorandum sia illegale, però: in fondo, l’ha voluto un governo legittimo... «Serraj non aveva i poteri costituzionali per firmarlo: serve un ok del Parlamento, che non c’è perché il Parlamento non è a Tripoli. Serve anche l’unanimità dei ministri, che non c’è stata. E poi vengono violate le direttive Ue: l’Europa infatti non ha voluto entrarci».
In una Libia allo sfascio, sembrano cavilli... «La questione centrale è che i migranti, che già subiscono violenze, continueranno a patirne una volta rispediti in Libia. C’è il rischio altissimo di creare un clima di razzismo, con migliaia di detenuti in uno Stato che non ha polizia né esercito. Serraj non controlla nulla». L’accordo prevede soldi e aiuti: «Non è specificato alcun tipo di contributo finanziario. Non s’indica nemmeno il numero dei centri di detenzione o quanti migranti possano contenere. La Libia non ha mai firmato la Convenzione del 1951 sui rifugiati, non ha sistemi di controllo, non applica le regole d’asilo. I migranti verranno reclusi per periodi infiniti, rispedirli qui significa condannarli ad abusi. Le autorità non riescono a bloccare le gang che violentano i libici: come possono proteggere i migranti?». Molti si domandano: ma se questo ricorso è accolto, che succede? «L’accordo è nullo. Il memorandum promette che non ci saranno variazioni demografiche e minacce alla sicurezza e alla stabilità economica della Libia. Ma non viene data alcuna soluzione alle enormi sfide che si prospettano. Si parla per esempio di malattie pericolose e contagiose, ma il sistema sanitario libico è al collasso! Quasi due milioni di libici non hanno nemmeno l’assistenza medica di base...». Perché dite che è lesa anche la sovranità libica? «Il memorandum si rifà all’accordo Berlusconi-Gheddafi del 2008, che peraltro l’Italia aveva già sospeso unilateralmente: le guerre passano e gli Stati restano, anche se qui ci sono nuovi soggetti che firmano, e in quel documento comunque s’accennava a confini territoriali, non marini». Il memorandum dovrebbe garantire i flussi migratori per tre anni... «Il governo guidato da Serraj fra un anno esaurirà il mandato: a che titolo ha preso un impegno così lungo?».

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