Migranti, Medici Senza Frontiere non firma il codice delle Ong. Ue, porti Italia non garantiti senza firma

Maasimo Nesticò

Migranti, Medici Senza Frontiere non firma il codice delle Ong. Ue, porti Italia non garantiti senza firma

La Commissione europea saluta con favore le ong che hanno firmato il Codice di condotta italiano e sollecita "il più ampio numero" a sottoscriverlo, ricordando che Bruxelles ha sostenuto il Paese nella preparazione del codice. Chi non firmerà il documento non si vedrà riconoscere la garanzia di portare i migranti salvati nei porti italiani, se l'area in cui sono stati soccorsi non è quella di competenza italiana. Ma resta valida la legge internazionale che prevede che i migranti siano sbarcati in un porto sicuro, ma non necessariamente il più vicino.

Ieri la sigla del codice da parte delle organizzazioni non governative con Medici senza frontiere che ha scelto di non ha firmare il codice nell'ultima riunione convocata dal Viminale.

"L'aver rifiutato l'accettazione e la firma del Codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse". Spiega il Viminale al termine della riunione con le ong sul Codice, firmato da Moas e Save the children, mentre Proactiva Open Arms, spiega, "ha fatto pervenire una comunicazione con la quale ha annunciato la volontà di sottoscrivere l'accordo".

In Libia "non immaginiamo di inviare l'invincibile armata ma una missione di supporto alle autorità libiche nel controllo dei loro confini marittimi. E così rendere governabili e se possibile ridurre i flussi organizzati dai trafficanti di uomini", dice il premier Paolo Gentiloni in un'intervista al Tg5.

Intanto, il premier libico Fayez al Serraj conferma di aver chiesto all'Italia sostegno logistico e programmi di formazione della guardia costiera e di frontiera, oltre ad attrezzature ed armi moderne per le forze armate per salvare la vita ai migranti e per affrontare i trafficanti di esseri umani (nelle ultime ore 3 interventi di soccorso hanno fatto recuperare 285 migranti).

Due riunioni nei giorni scorsi al ministero non sono bastate a superare i dubbi e, su alcuni punti, l'aperta opposizione di alcune delle ong attive nel Mediterraneo. Sono soprattutto l'impegno ad accogliere a bordo la polizia giudiziaria e ad evitare il trasbordo di migranti su altre navi gli elementi più controversi.

Venerdì scorso, al termine della seconda riunione, i tecnici del Viminale hanno predisposto la versione definitiva del Codice, accogliendo alcune richieste e chiarimenti invocati dalle organizzazioni. In particolare, nell'impegno a non trasferire i migranti soccorsi su altre navi, è stata inserita la frase: "eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo e sotto il suo coordinamento, basato anche sull'informazione fornita dal capitano della nave". L'altro punto contrastato, quello della polizia a bordo, è stato riformulato sottolineando che la presenza degli uomini in divisa avverrà "possibilmente e per il periodo strettamente necessario". Non è stata accolta la richiesta che i poliziotti a bordo siano disarmati.

Proactiva Open Arms fa sapere che oggi non firmerà il Codice e dubbi li sollevano anche altre ong. La tedesca Sea Watch annuncia che metterà presto in mare un'altra nave che si aggiungerà a quella già attiva e spiega che il documento del Viminale e' "largamente illegale" e "non salverà vite umane ma avrà l'effetto opposto. Quello di cui c'è bisogno alla luce degli oltre duemila morti di quest'anno non servono più regole, ma più capacità di soccorso".

Il ministro dell'Interno, Marco Minniti, è comunque intenzionato a far entrare subito in vigore il Codice ("è essenziale per la sicurezza del Paese", ha sottolineato) e chi non firmerà dovrà accettare le conseguenze. "Più del 40% dei migranti salvati - ha ricordato - arrivano in Italia su navi delle ong". L'obiettivo è far intervenire nelle acque territoriali la Guardia costiera libica - supportata dagli assetti della missione navale che l'Italia si appresta a varare - per riportare le persone sulle coste del Paese nordafricano. Attacca Maurizio Gasparri (Fi), accusando le ong di entrare "nelle acque della Libia a prelevare i clandestini", incrementando così "i guadagni dei mercanti di schiavi che operano sul continente africano, alimentando una speculazione vergognosa e facendo crescere anche il numero delle morti".

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