Soccorsi disperati a 17 miglia davanti a Sabratah. La guardia costiera libica si ritira. Intervengono navi in missione umanitaria, la Guardia Costiera e la Marina Italiana.

Fulvio Vassallo, Diritti e Frontiere

Soccorsi disperati a 17 miglia davanti a Sabratah. La guardia costiera libica si ritira. Intervengono navi  in missione umanitaria, la Guardia Costiera e la Marina Italiana.
Soccorsi disperati a 17 miglia davanti Sabratah. La Guardia costiera libica si ritira. Intervengono navi in missione umanitaria, la Guardia Costiera e la Marina italiana. Le immagini riportate dai media sono davvero drammatiche e raccontano una tragedia evitata solo per la grande professionalità di chi è intervenuto. Nessuna notizia di interventi di primo soccorso operati da FRONTEX o da EUNAVFOR MED. La Siem PILOT di FRONTEX dopo avere effettuato una serie di soccorsi e trasbordi piu' a Nord dopo avere puntato sulla Sardegna, ha cambiato rotta e si e' diretta verso Malta, e con ogni probabilità arriverà domani in un porto della Calabria Ionica. La nave irlandese che opera in misssione umanitaria al di fuori di Frontex sembra invece che sia stata dirottata sulla Sardegna. Prima che queste navi ritorneranno operative nelle acque a nord della Libia potrebbero passare giorni e ci potrebbero essere altri morti o dispersi.
Nessuno ricorda invece l'aumento esponenziale delle vittime in mare e nessuno rilancia l'appello per una missione internazionale di soccorso al largo delle coste libiche. Stanno lasciando l'Italia da sola ad affrontare questa situazione prodotta dalla politiche europee. Oltre seimila persone soccorse tra la notte di domenica e lunedi', secondo quanto comunicato dalla Guardia costiera italiana che ha coordinato tutte le operazioni. Considerando gli sbarramenti alle frontiere interne europee, da Ventimiglia a Chiasso ed al Tarvisio, presto il nostro sistema di accoglienza collassera' del tutto.
Dopo la sparatoria sulla Bourbon Argos a 22 miglia dalla costa libica, la Guardia Costiera del governo di Tripoli si ritira e lascia operare altri soccorsi di persone in procinto di affogare, tra le quali, molti minori e tanti eritrei in fuga dalla dittatura. Partono anche,di nuovo, piccolo gruppo di siriani e i mezzi di informazione italiani "sparano" la notizia che adesso quello che prima percorrevano la cd. "Rotta balcanica" arriveranno in Europa passando dalla Libia ( e dall' Italia). Un falso clamoroso che nasconde le conseguenze devastanti e gli abusi quotidiano frutto della politiche europee nei Balcani. E si nasconde anche la situazione reale nel Corno d'Africa, in Sudan e in altri paesi africani inclusi nel Processo di Khartoum e nel Migration Compact. Gli accordi con i dittatori per bloccare i migranti in fuga producono l'effetto di costringere un numero sempre piu' alto di persone a lasciare il loro paese perche' legittima governi militari che non lasciano speranza di futuro alla propria gente.
Ad intervenire in queste ultime giornate di agosto, in maggior parte, navi militari ben armate, alcune della missione Mare Sicuro, sembra ridursi temporaneamente il numero delle navi umanitarie, si ha notizia che sul campo sia rimasta solo la Dignity di MSF, al largo di Zuwara, e la nave spagnola di PROACTIVA che ha operato il salvataggio ieri , mentre la Bourbon Argos, di MSF, oggetto dell'attacco da parte della Guardia Costiera libica, è stata temporaneamente ritirata. Tutto gli altri interventi sono operati da navi militari italiane e dalla Guardia Costiera, anche in supporto delle navi umanitarie, mai costrette ad operare cosi' vicino alla costa libica. Occorre aprire canali legali di ingresso in Europa. Cosi' non si puo' andare avanti. Ci guadagnano soltanto le destre e le gerarchie militari che spingono verso l' intervento armato in Libia.
Intervengono in maggior numero le navi della Marina italiana impegnate nella missione Mare Sicuro e l'eroica Guardia Costiera, che arriva dovunque i mezzi permettono, anche a distanza di 17 miglia dalla costa libica, una zona assai pericolosa, nella quale non manca il rischio di diventare bersaglio di una qualche autorità libica in cerca di accreditamento con l'Unione Europea.
La cronaca non basta. La situazione di emergenza è descritta dai media in modo intollerabile come se si verificasse oggi giorno all'improvviso. Allora paragoniamo i mesi di agosto nel 2014 ( Mare Nostrum), 2015 ( Frontex Triton) e 2016 ( Eunavfor Med), e tiriamo qualche conclusione.
I rapporti politici e militari in Libia sono sempre più deteriorati, anche per responsabilità europee, come si può ricavare dal doppio gioco praticato dai Francesi con il governo di Tripoli e con Haftar ed il Parlamento di Tobruk ad oriente. Haftar rinforzato dalla copertura egiziana sta dilagando verso il Fezzan e continua a non riconoscere il governo Serraj, che tenta un ultimo disperato rimpasto. A Sirte di combatte ancora, con gravi perdite per i governativi, che però affermano che ogni giorno sarà l'ultimo per la riconquista completa della città. Ma ormai non ci crede più nessuno, anche se i bombardamenti americani continuano. Ad oriente Emergency è stata addirittura costretta a chiudere un ospedale per l'aumento della violenza armata.
A mare,nella zona contigua alle acque territoriali libiche, dopo l'attacco della Guardia Costiera del governo Serraj contro un mezzo umanitario di MSF, sono aumentate le navi militari impegnate nelle missioni di ricerca e soccorso a ridosso delle acque territoriali libiche ( 12 miglia per il diritto internazionale, una distanza indefinita dalla costa per le diverse autorità libiche, quando riescono ad arrivare con i loro gommoni d'assalto armati di mitragliatrice). Sono i gommoni neri, con una torretta mitragliatrice, che tutti dovrebbero riconoscere a vista, quelli che sparano e bloccano, ma non sono in grado di condurre operazioni di soccorso. E per tutta l'estate i cadaveri dei migranti si sono arenati sulle spiagge libiche.
In Europa tutto questo viene vissuto come una fase di passaggio verso la pacificazione della Libia e la sua inclusione nel Processo di Khartoum, con i vari Migration Compact, con una piena collaborazione tra le forze di polizia libiche (quali ?) e le nuove polizie europee ( la Guardia di frontiera e la Guardia costiera europea). Obiettivo unico, bloccare i migranti in Libia e facilitare le deportazioni verso i paesi di origine, come il Niger, il Sudan, il Gambia, l'Eritrea, la Nigeria e altri.

Un disegno suicida per l'identità democratica dell'Unione Europea, che però si traduce anche nella riduzione dei mezzi di ricerca e soccorso messia disposizione dagli stati europei, evidente rispetto allo scorso anno, con una gravissima responsabilità sulle tragedie sempre più frequenti, anche se il numero dei migranti in partenza è sostanzialmente stazionario rispetto agli anni precedenti, se non in lieve calo.

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