Da Bergamo a Scicli

Francesco Previtale e Daniela Testa sono due trentenni di Bergamo, lei neuropsicomotricista, lui insegnante di sostegno. Dopo essersi sposati  hanno deciso di trascorrere 9 mesi a Scicli, operando come volontari presso la Casa delle Culture, progetto della FCEI nella cittadina siciliana. Di seguito, Francesco racconta la prima parte della loro esperienza.   

Daniela aveva cominciato due anni fa la sua lenta opera di logoramento: “Perché non andiamo a fare volontariato insieme?”. E io, sul vago: “Magari, chissà, si potrebbe pensare…”. In realtà mi sentivo ben ancorato alle mie radici orobiche, corpo e mente: casa, lavoro, amici, famiglia, orto, montagna. Sono sempre stato un tipo routinario. Anche Daniela lo è ma, a differenza mia, nel 2017 era stata sei mesi in una missione in Tanzania. Complice anche la pluridecennale esperienza negli scout, ha sempre sguazzato nel mondo associazionistico e del volontariato. Io no. Perché avrei dovuto lasciare Bergamo per lavorare a gratis? Perché mettere in pausa il mio percorso di insegnamento nella scuola? Davvero sarei riuscito a fare a meno dei miei amici e della mia famiglia? Chi avrebbe curato i miei orti? Ma Daniela non si arrende e alla fine cedo. È il 2025: a giugno lei si licenzia, a luglio ci sposiamo, a settembre io prendo aspettativa dalla scuola. Tempo di affittare casa e l’1 ottobre partiamo: una Punto stracarica e con una tenda sul tetto approda sobbalzando al porto di Palermo. La Sicilia ci accoglie con la sua bellezza e i suoi contrasti. Attraversiamo la periferia della città, ci inerpichiamo nell’interno e iniziano campi di cavoli, poi un paesaggio fatto di terre brulle, seminativi, pascoli e mandorleti. Avvicinandoci alla costa orientale vediamo distese di serre e poi carrubi e olivi. Siamo arrivati a Scicli. Ci accoglie Piero di Casa delle Culture e, nei giorni successivi, conosciamo tutto lo staff: Gerardo, Erica, Mauro, e Redwan, le volontarie tedesche Rosa e Clara e la civilista Mariem. Poco a poco si struttura una nuova routine: lezioni di italiano la mattina e doposcuola al pomeriggio. Siamo impegnati circa cinque ore al giorno: è un ritmo di vita più lento, per noi è una grande novità, specialmente per Daniela, che come neuropsicomotricista faceva terapie per otto ore al giorno. La Sicilia è una terra nuova per noi, tutta da esplorare: ogni due settimane facciamo un weekend fuori porta. La Punto camperizzata ci permette di viaggiare a basso costo, complice il clima dolce dell’autunno siciliano. Passiamo notti di luna piena a due passi dal mare, o accampati sulle montagne dell’interno: ci riappropriamo della vita all’aria aperta, del rumore delle onde e dei fruscii dei boschi. Cominciamo ad allacciare nuovi legami, ci leghiamo soprattutto alle due famiglie afghane ospitate da Casa delle Culture. Daniela fa lezione ai genitori, io ai ragazzi. Insieme costruiamo momenti di scambio al di fuori degli orari di lezione. Scopro di condividere con Rohallah, uno dei ragazzi, la passione per la pesca, quindi facciamo delle uscite sul fiume e sul mare. Daniela, invece, inizia a prendere lezioni di cucito da Mohammed, uno dei papà. Insieme organizziamo gite, aperitivi, cene e grigliate che coinvolgono anche gli altri operatori, ospiti e volontari. Attraverso, la pesca, il cucito e la convivialità avviene ciò che più speravamo: lo scambio di storie, vissuti e aspettative. Cominciamo ad amare profondamente questa esperienza. Io scopro che, sotto sotto, Bergamo non mi manca così tanto.  

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