Corridoi umanitari, una pratica replicabile

Roma (NEV/Confronti.net), 28 maggio 2020 – Una web conference fortemente partecipata quella che ha avuto luogo l’altro ieri sulla piattaforma Zoom, dal titolo “Corridoi umanitari, una pratica replicabile”. Agli oltre 200 accessi sulla piattaforma, infatti, si aggiungono più di 5000 visualizzazioni su Facebook.
Indetta nei giorni scorsi dalla Rivista e Centro Studi Confronti in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche Idos, l’iniziativa è stata supportata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La conferenza è stata l’occasione, anche a fronte della pandemia del Covid19 e delle relative restrizioni, per fare il punto sullo stato dell’arte dei corridoi umanitari, lanciati in Italia dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio e grazie ai quali, dal 2016, oltre 1800 persone sono giunte in Italia in sicurezza e legalità.

A portare l’indirizzo di saluto, dopo un’introduzione dei lavori a cura del direttore di Confronti Claudio Paravati e del Presidente di Idos Luca Di Sciullo, è stato il Capo dell’Unità di Analisi, Programmazione e Documentazione Storico Diplomatica del MAECI, il Ministro Armando Barucco. “Vorrei dire che la qualità del progetto è dimostrata proprio dal fatto che di fronte a circostanze mutate in maniera così straordinaria – ha affermato il Ministro – il progetto, la sua idea e tutto il tema dei corridoi umanitari rimangono ancora di grandissima attualità, anzi io direi ancora di maggiore attualità”.

La Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Emanuela Claudia Del Re, alla luce della lunga esperienza personale e professionale maturata nell’ambito della cooperazione e dell’attenzione prestata sin dalla loro nascita all’esperienza dei corridoi umanitari, ha curato il Keynote speech. “Bisogna fare un grande lavoro di ricostruzione della narrativa attorno al tema dei corridoi, per prepararsi alla nuova fase, al contesto diverso, e alle sfide molto importanti che si attendono – ha dichiarato la Vice Ministra – I corridoi umanitari secondo me sono una di quelle carte importanti, per l’esperienza che hanno saputo raccogliere e per la buona pratica che hanno saputo dimostrare di essere. Potranno essere una cartina di tornasole fondamentale, però c’è bisogno veramente del contributo di tutti”.

Il Ministro Paolo Crudele, Vice Direttore Generale/Direttore Centrale per le politiche migratorie e mobilità internazionale della DGIT, ha dichiarato a riguardo: «Credo che parlare di corridoi umanitari in questa particolare fase sia una cosa non solo sensata ma assolutamente opportuna perché la crisi sanitaria che stiamo vivendo deve essere un’occasione per maggiore solidarietà  – e ha così rilanciato – stiamo lavorando ai prossimi protocolli per proseguire la buona pratica”.

A portare i saluti della Tavola valdese, uno degli enti promotori e finanziatori dei corridoi umanitari, la moderatora Alessandra Trotta, che ha ribadito la ferma volontà e la disponibilità a proseguire col progetto corridoi umanitari. Ha fatto seguito, quindi, dopo l’intervento della giornalista Marta Cosentino, autrice del documentario del 2016 “Portami via”, realizzato in occasione del secondo corridoio umanitario, il primo panel.

Ad illustrare ciò che è stato fatto fino ad ora, tra risultati positivi e anche alcune criticità, sono stati Federica Brizi, responsabile dell’accoglienza per la FCEI, Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, e Gianluca Barbanotti, segretario esecutivo della Diaconia valdese. Affidato invece a Fiona Kendall e Giulia Gori, referenti advocacy e progetti della FCEI, il compito di rilanciare la proposta di replicabilità del progetto e indicare linee guida comprendenti strumenti, azioni concrete, soggetti e strutture per promuovere una gestione coordinata a livello europeo comunitario.

A raccogliere la sfida, nel corso del secondo panel moderato dal giornalista Luca Attanasio, Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International – Italia, Oliviero Forti di Caritas, il professor Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni all’Università Statale di Milano, la giornalista di Repubblica Alessandra Ziniti, il Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo OIM Italia (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) Laurence Hart, che hanno arricchito il dibattito mostrando i punti di forza del progetto, come anche gli aspetti da migliorare e su cui porre attenzione.

Paolo Naso, curatore scientifico del progetto nonché coordinatore di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della FCEI, ha dichiarato a latere della web conference: “Speriamo di ripartire a settembre, appena possibile i nostri operatori torneranno in Libano. Siamo molto fiduciosi, anche alla luce dell’ottimo panel, che si possa arrivare anche in tempi brevi al rinnovo del protocollo. L’auspicio forte è che venga estesa la possibilità, oltre che dal Libano, anche ad altri Paesi quali l’Etiopia e il Niger, questo proprio per dare l’idea che si tratta di un modello replicabile in altri contesti e che può rispondere a crisi geopolitiche diverse, non solo alla guerra in Siria”. Un modello che da best practice si candida dunque a diventare una vera e propria policy, una politica strutturale dell’Unione europea. “Grande apprezzamento – ha concluso il coordinatore di MH – sia per la qualità degli interventi che per la forte consonanza di soggetti diversi, come i promotori ovviamente ma anche lo IOM, l’UNHCR, le istituzioni, in primis il Ministero Affari esteri, che insieme concordano sul valore di questa buona pratica che ha fatto parlare di sé in Europa. Un’idea italiana che si deve europeizzare e che deve consolidarsi”.

Qui è possibile scaricare il comunicato stampa di Confronti dopo la conferenza; qui il link per rivedere la web conference.

 

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