Gestione dei flussi migratori: no ai respingimenti, sì ai corridoi umanitari

NEV

Roma, 4 aprile 2016 (NEV/CS21) – “Oggi è un giorno triste per l’Europa, che con i rinvii dei profughi dalle isole greche verso la Turchia, sta venendo meno ai suoi principi della solidarietà, dell’accoglienza, della difesa dei diritti e della protezione umanitaria”, hanno commentato all’unisono Luca Maria Negro e Marco Impagliazzo, rispettivamente presidenti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e della Comunità di Sant’Egidio, in occasione di una conferenza stampa organizzata oggi presso la Sala Stampa Estera a Roma, dal titolo: “Corridoi umanitari: un’alternativa al patto UE/Turchia sui profughi?”.

Presentando il progetto ecumenico dei “corridoi umanitari” promosso da Federazione delle chiese evangeliche e Comunità di Sant’Egidio – e grazie al quale sono giunti in Italia dal Libano, legalmente e in sicurezza, già un centinaia di profughi siriani – i due presidenti hanno ribadito la loro posizione: non ci sarà soluzione per la crisi migratoria se l’Europa continuerà ad alzare muri, tracciare fili spinati, effettuare respingimenti.

Sottolineando ancora una volta la natura ecumenica del progetto, espressione di quell’unità dei cristiani che si sviluppa e si mostra là, dove concretamente c‘è più bisogno, hanno parlato di “modello per l’Europa”, che coniuga le competenze dello Stato con quelle della società civile. Il progetto-pilota che in due anni prevede l’arrivo di un migliaio di profughi ad alta vulnerabilità, si basa infatti su un accordo siglato tra le organizzazioni promotrici – FCEI, Sant’Egidio e Tavola valdese – e i Ministeri degli Esteri e dell’Interno. Non solo azione umanitaria, dunque, ma anche “provocazione politica”, indicando una strada concreta agli altri Stati dell’area Schengen.

“L’esperienza attesta la ricchezza e le potenzialità della collaborazione tra diversi attori, sia istituzionali che della società civile – ha aggiunto Negro –. Seppur molto modesta nei numeri, questa iniziativa si configura come uno dei modelli più logici e sostenibili di governo dei flussi migratori. Inoltre, si tratta di un progetto che si occupa di tutta la ‘filiera dell’immigrazione’, dall’individuazione di chi ha i criteri per usufruirne, all’accoglienza in Italia, fino ai programmi di integrazione”, ha aggiunto Negro.

I “corridoi umanitari” prevedono per i beneficiari l’accoglienza e l’avvio di un percorso di integrazione in varie strutture gestite dalla FCEI, dalla Commissione Sinodale per la Diaconia (CSD) delle chiese metodiste e valdesi, dalla Comunità di Sant’Egidio o da associazioni o istituzioni che hanno aderito al progetto. I costi dell’accoglienza e dell’integrazione sono interamente a carico delle organizzazioni promotrici del progetto.

L’arrivo del prossimo gruppo di profughi dal Libano è previsto per la seconda metà di aprile.

MH
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