Iuventa welcome back

Roma (NEV), 4 luglio 2018 – La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) per Mediterranean Hope (MH) – Programma rifugiati e migranti. Questa settimana lo sguardo proviene da Lampedusa ed è descritto da Alberto Mallardo.

La Iuventa torna a Lampedusa. È trascorso quasi un anno dalla notte in cui l’imbarcazione dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet è entrata nel porto di Lampedusa scortata da due motovedette della Guardia Costiera. Ad attenderla le forze dell’ordine che poi ne effettueranno il sequestro.

Quella notte aspettiamo anche noi al molo commerciale per accogliere salvatori e salvati in un unico abbraccio. Dalle prime notizie sembra che l’imbarcazione venga sottoposta a un controllo di routine. La mattina dopo dovrebbe ripartire in direzione sud-ovest per riprendere le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. A mezzogiorno la troppa luce ferisce gli occhi. La stanchezza dell’equipaggio diventa insopportabile. Mentre i telegiornali del mattino danno ampio risalto alla vicenda, nella Capitaneria di porto di Lampedusa insistono le domande a Pia e Kathrin, rispettivamente capitano e capo missione di Jugend Rettet.

In quei momenti caotici, tra affermazioni e smentite, iniziamo a capire la portata delle accuse e nel primo pomeriggio la nave, che tra il 2016 e il 2017 ha portato in salvo oltre 14.000 persone, è fermata su disposizione della Procura di Trapani in seguito ad un’inchiesta, tutt’ora contro ignoti, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La Iuventa sarà la prima nave di una ONG ad essere fermata dalle autorità italiane.

Quando il sole comincia a tramontare e la notte si addensa rapidissima, l’equipaggio lascia l’isola e con essa la Iuventa. Ad un anno dall’apertura delle indagini, nonostante l’imbarcazione sia ancora sotto sequestro nel porto di Trapani, non è stata ravvisata alcuna connessione con i trafficanti. Mentre centinaia di persone continuano a morire in mare, tutt’ora continua invece a rafforzarsi la campagna di criminalizzazione nei confronti di chi salva vite umane in mare.

Come Mediterranean Hope, insieme alla Parrocchia San Gerlando e al Forum Lampedusa Solidale, abbiamo deciso di far tornare almeno simbolicamente la nave Iuventa nel luogo in cui si è interrotta la sua attività. Sabato 7 luglio, alla vigilia del quinto anniversario della storica visita a Lampedusa di papa Francesco, proietteremo alla presenza del regista Michele Cinque, il film documentario “Iuventa” prodotto da Lazy Film con RAI Cinema, in coproduzione con Sunday Films e ZDF/3Sat, e in associazione con Bright Frame. Il documentario ha seguito per oltre un anno i protagonisti della ONG tedesca, dalla prima missione nel Mediterraneo al sequestro della nave nel porto di Lampedusa.

“La Iuventa è stata un simbolo del movimento vivo delle ONG, in un periodo in cui non si lotta più”, dichiara Michele Cinque in una recente intervista. Per risvegliare le nostre coscienze, perché ciò che è accaduto non continui a ripetersi, riteniamo che oggi più che mai sia necessario domandarci: “Dov’è tuo fratello? Chi è il responsabile di questo sangue?”.

In questa occasione, indosseremo anche noi una maglietta rossa, aderendo all’invito di Libera per sensibilizzare l’opinione pubblica a un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà.

MH
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