Assise FCEI 2018. La storia di Yasmin

(NEV) La famiglia Al Hourani è stata la prima ad arrivare in Italia con i Corridoi umanitari

È arrivata in Italia il 4 febbraio del 2016. Di quel volo che da Beirut l’ha portata a Roma, insieme a suo marito e ai due figli, ricorda solo l’emozione, i fiori e gli abbracci all’atterraggio.

Yasmin Al Hourani è siriana, di Homs, città in cui è nata, cresciuta e dove sono venuti al mondo i suoi due figli. Quando scoppia la guerra, nel 2011, è già sposata con Suleiman; lui si occupa di manutenzione di apparati elettronici e lei dà ripetizioni di arabo e inglese. In due anni vedono la città scomparire sotto i bombardamenti, gli amici e i familiari fuggire per trovare protezione, le persone morire o scomparire nelle carceri, le condizioni di vita peggiorare fino a divenire insopportabili.

“Il rumore delle bombe e dei mortai era la colonna sonora delle nostre giornate” racconta adesso.

Lei e Suleiman resistono fino a quando non rimangono gli unici abitanti del suo quartiere. “Tutti i nostri vicini se ne erano già andati, chi in altre città, chi in altri paesi, da amici o familiari. Noi non avevamo nessuno e anche per questo abbiamo aspettato molto prima di lasciare la Siria. Siamo partiti quando davvero non c’erano più le condizioni per rimanere”.

Il viaggio verso il Libano, in macchina, è rocambolesco. Yasmin ricorda la sensazione di essere inseguita dalle bombe, e la convinzione che una granata prima o poi avrebbe colpito la macchina su cui stavano viaggiando.

Invece arrivano a Tripoli, una città sul mare, dove affittano un garage perché i prezzi per un appartamento sono troppo alti. Suleiman cerca di riprendere il suo lavoro ma è difficile ricominciare in un paese straniero; Yasmin ha pochi studenti. I bambini vengono inseriti nella scuola locale; ci sono turni, la mattina i libanesi e il pomeriggio i siriani. L’integrazione è impossibile.

Nel giro di pochi mesi Falak, la figlia, si ammala di una rara forma di tumore agli occhi, retinoblastoma, e a Beirut le viene asportato un occhio.

È a quel punto che, attraverso dei conoscenti, la famiglia di Yasmin entra in contatto con gli operatori del progetto Mediterranean Hope. Dopo colloqui e interviste la famiglia Al Hourani è giudicata idonea per fare parte del protocollo dei Corridoi umanitari, un passaggio legale e sicuro per chi fugge da guerre e calamità. Sono la prima famiglia ad arrivare in Italia perché la situazione di Falak diventa critica e rischia di perdere anche l’altro occhio. Il loro arrivo viene così anticipato di qualche settimana rispetto a quello del primo gruppo di rifugiati del primo Corridoio.

La famiglia Al Hourani ora vive a Roma, a Montesacro. I bambini sono in terza e quinta elementare. Suleiman lavora in una ditta che si occupa di carico e scarico nel centro commerciale Porta di Roma. Yasmin lavora in una mensa e come mediatrice culturale; è iscritta al secondo anno del corso di laurea triennale MICSE- Mediatore per l’intercultura e la coesione sociale europea.

La mamma di Yasmin, le sorelle e i fratelli sono bloccati ormai da anni nel campo profughi di Jarabulus, al confine con la Turchia. Le prospettive di ricongiungersi con loro sono minime.

Adesso Yasmin, quando può, si reca all’arrivo dei Corridoi per dare il benvenuto a chi come lei ha dovuto lasciare il proprio paese e deve ricostruire la propria vita; in italiano e in arabo saluta i nuovi venuti e racconta la sua storia.

MH
MH
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