La mia prima notte sul sagrato a Lampedusa

Roma, 21 agosto 2019 – La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici di Mediterranean Hope (MH), il progetto sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Questa settimana “Lo sguardo” proviene da Lampedusa ed è stato scritto da Elisa Biason, attualmente volontaria sull’isola.

 

“Il secolo presente qui ci lascia, il millenovecento s’avvicina. La fame c’han dipinto sulla faccia e per guarir un c’è la medicina, verrà un di che anche noi dovram partir la dov’è la raccolta del caffè”

Inizia così un canto toscano databile alla fine del 1800 che in modo satirico e irriverente narra le vicende dell’emigrazione italiana di ieri.

Storie, sentimenti, speranze, paure, vite di persone e famiglie che con il loro spostamento hanno dato vita a ciò che viviamo oggi.

Ed allora io penso alla mia città Torino: “Torino la terza città meridionale d’Italia, dopo Napoli e Palermo”, come amava ripetere l’ex sindaco Diego Novelli. Penso a Piazza Foroni, da tutti conosciuta come piazza Cerignola, e i suoi taralli, penso ai cartelli che riportavano “non si affitta ai meridionali”, “Napoli colera rovina dell’Italia Intera”, penso al mercato di Porta Palazzo, i suoi sapori, i suoi volti e ai visi delle persone intorno a me. Sono la discendente della quarta generazione di immigrati. Sono una persona che crede nella libertà e nel rispetto e credo che se si ritiene libera una persona la si ritiene degna di rispetto, e la si considera degna di rispetto perché la si considera libera.

Con questa vita è queste idee nella testa ieri sera (8 agosto, ndr) mi sono seduta sui gradini insieme ad altre persone del Forum per esprimere solidarietà alla nave Open Arms e alle persone bloccate da 7 giorni a bordo dormendo sul sagrato della chiesa di Lampedusa. Non ci conoscevamo fra di noi ma come si dice “ci sapevamo”. Abbiamo usato le coperte termiche per dormire e per vegliare. Esprimere questa solidarietà per me è un dovere civile ed è un dovere profondamente umano. Significa rispettare la mia storia e quella della mia famiglia, il mio essere persona ed essere cittadina italiana. Rivendicare questa libertà è una necessità oltre che un bisogno per me, e per i molti come me, sparsi in ogni luogo e che non ci stanno più ad arretrare di fronte ad un mondo che si restringe sempre di più ed è per questo che c’è bisogno di dire a tutti che il momento di resistere è qui ed ora!

 

 

 

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