Dalla prigione siriana di Saydnaya a Milano, grazie ai corridoi umanitari

La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici di Mediterranean Hope (MH), il progetto sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Questa settimana “Lo sguardo” proviene da Scicli ed è stato scritto da Ivana De Stasi

Scicli (NEV), 14 gennaio 2020 –  Silenzio, paura, buio, attesa, orrore: si vive questo a Saydnaya. A 30 km a nord di Damasco vi è la prigione più temuta, il buco nero in cui tutto accade ma nessuno sa.

La fama di luogo dell’orrore ha reso questa prigione nota in tutta la Siria sin dai tempi del padre dell’attuale presidente siriano. Amnesty International ha realizzato una ricostruzione interattiva dell’edificio avvalendosi delle testimonianze di alcuni sopravvissuti.

Migliaia sarebbero state le persone torturate e uccise in questo luogo. Cavi elettrici, stupri, botte, il pane quotidiano a Saydnaya, M. conosce fin troppo bene. Homs, la sua città in Siria, viene assediata e M., a soli 17 anni, viene catturato e messo in prigione dopo un processo a dir poco lacunoso. Trascorre un anno in diverse carceri tra cui Saydnaya. Assiste ad ogni genere di violenza e ne è lui stesso vittima. A Saydnaya viene rinchiuso in una piccola stanza buia ed angusta con tante altre persone, una stanza in cui non si riesce nemmeno a respirare, dice. Qui conosce un uomo che a causa delle torture perde la vista e infine la vita. M. trascorre ore a parlare con lui dell’assurdità della loro situazione. L’uomo chiede al giovane di cercare la sua famiglia una volta uscito da Saydnaya, per raccontare ai suoi figli quello che hanno vissuto.

M. viene liberato per un mese, in attesa di un nuovo processo, ma l’avvocato consiglia alla famiglia di scappare dalla Siria perché l’eventuale nuova carcerazione avrebbe potuto significare morire. Il padre decide, quindi, di portare tutti in Libano dove M. incontrerà Mediterranean Hope, il programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, e il progetto dei corridoi umanitari, grazie ai quali arriverà a Scicli, ospite della Casa delle culture, nel 2019.

Oggi M. è partito per Milano dove l’aspetta un lavoro e una nuova vita. Non è stato facile lavorare con lui, abbiamo vissuto momenti di tensione e fatica perché chi a 17 anni ha vissuto ciò che M. ha subito non riesce più a fidarsi con facilità degli altri esseri umani. Nei suoi momenti di calma, però, abbiamo scoperto la sua dolcezza e il suo altruismo. Prima della partenza ci ha salutati con un grande sorriso, gli auguriamo il meglio affinché il ricordo di quei giorni bui a Saydnaya possa affievolirsi almeno un po’.

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