Il sarto di Aleppo

La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici di Mediterranean Hope (MH), il progetto sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Questa settimana “Lo sguardo” proviene da Scicli ed è stato scritto da Ivana De Stasi

Scicli (NEV), 7 aprile 2020 – Scavano macerie, trasportano cadaveri, sprofondano nella polvere. Tagliano stoffa, assemblano tessuti, reinventano materiali. Sono le stesse mani che compiono azioni diverse in due vite differenti.

Mohamed e la sua famiglia sono originari di Aleppo, città siriana che in particolare dal 2012 al 2016 ha vissuto una lunga guerra che ha spaccato la città in due fronti diversi. Cercare cibo, evitare i crolli, ritrovarsi vivi a fine giornata erano gli obiettivi della famiglia, che, sei mesi fa, è arrivata alla Casa delle Culture di Scicli grazie ai corridoi umanitari della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Quelle stesse mani che dopo ogni bombardamento hanno cercato i cadaveri dei parenti e dei vicini, oggi contribuiscono ad alleviare la situazione che stiamo vivendo. Mohamed è un sarto esperto, con la macchina da cucire ha grande confidenza e per lui realizzare 30 mascherine al giorno è un passatempo che lo riporta indietro negli anni in cui le bombe e l’ISIS non erano neanche nell’immaginazione della popolazione siriana.

Ritrovarsi da un giorno all’altro sotto le macerie non poteva accadere in Siria, era impensabile. Così come era inimmaginabile che le democrazie occidentali sarebbero state “bloccate” da qualcosa di invisibile. Le restrizioni a cui siamo costretti, l’isolamento, i sacrifici ci impongono delle riflessioni per il futuro. Mohamed con il suo lavoro sta contribuendo al nostro presente, un presente che è impegnato a scrivere il futuro.

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