Giornata mondiale rifugiati, i disegni di Suleiman

La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici di Mediterranean Hope (MH), il progetto sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Questa settimana “Lo sguardo” è un disegno di uno dei beneficiari dei corridoi umanitari, in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati che si celebra il 20 giugno

Roma (NEV), 17 giugno 2020 – Suleiman è un ragazzo siriano, nato a Damasco 29 anni fa. E’ arrivato in Italia dal Libano un anno fa, grazie al progetto dei corridoi umanitari della FCEI. Ha ottenuto lo status di rifugiato il 7 agosto 2019. Dopo un primo periodo in Sicilia, a Vittoria, ora vive a Roma, insieme ad altri giovani beneficiari del progetto, presso la struttura dell’Esercito della Salvezza, dal 27 febbraio scorso, pochi giorni prima dell’inizio del lockdown.

Suleiman è un artista – qui il suo profilo instagram con tutte le sue opere – e a lui abbiamo chiesto, in occasione della Giornata del rifugiato, di raccontarci questa condizione attraverso i suoi disegni.

“Il lockdown – racconta – non è stata un’esperienza positiva, sembrava che il tempo si fosse fermato, come tutti mi sono sentito senza speranza. Anche perché mi aspettavo una nuova vita nella Capitale ma le restrizioni dovete al coronavirus sono iniziate esattamente una settimana dopo il mio arrivo a Roma”.

Laureato in fine art, oggi Suleiman sta studiando italiano. Sta anche cercando un lavoro per diventare autonomo e proseguire la sua carriera di artista in Italia. Segue un corso di disegno per body mouvement e face impressions. Ha già molti amici a Roma con cui passa le sue serate, da quando si è allentata l’emergenza sanitaria.

La Giornata del rifugiato la racconta attraverso due disegni completamente diversi tra loro. Da una parte un’immagine quasi naïve, con la scritta “The world is your home, il mondo è casa tua”, dall’altra una delle sue grafiche, molto più dark.

“L’idea centrale di questo disegno è l’evoluzione che comporta il percorso della migrazione – spiega Suleiman – Le caratteristiche del viso si “dissolvono” attraverso tutte le esperienze e la nuova vita che si sta creando in un nuovo posto, in una comunità in cui ti presenti per la prima volta come una persona “nuova”. Dentro di te hai sia luci che ombre, come tutte le paure, quando ricominci da capo, quando cambi vita. Un po’ come un neonato, chi diventa rifugiato “rinasce”, per affrontare la sua nuova avventura”.

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