Il 13 maggio Giulia Gori, la responsabile vie complementari della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, ha tenuto un intervento presso l’ufficio del Consiglio d’Europa a Parigi. Segue lo schema dell’intervento.
Committee on Migration, International Protection and Economic Co-operation
May,13th 2026 Office of the Council of Europe, Paris 16th
“Safe and legal migration pathways: enhancing and implementing good practices”
La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia [in inglese “Federation of Protestant Churches in Italy”] raccoglie le principali denominazioni protestanti (Valdesi, Metodisti, Battisti, Luterani, Chiesa di Scozia, Esercito della Salvezza), una piccola minoranza in un paese principalmente cattolico (protestanti sono circa lo 0,6% della popolazione italiana) che si mette a servizio dei diritti delle altre minoranze;
2015: il pilota del programma dei Corridoi Umanitari (CU) come via complementare di ingresso: la società civile intende supportare gli sforzi in termini di reinsediamento da parte del Governo e moltiplicare le opportunità di ingresso sicuro per persone con bisogni di protezione: centralità dell’elemento della COMPLEMENTARIETA’
10 anni di CU: dal Libano agli altri paesi di partenza coinvolti (Libia, Niger, Etiopia, Giordania, Iran, Pakistan, Turchia), più di 8000 persone arrivate.
È divenuto presto evidente che queste esperienze non sono una mera alternativa al resettlement ma rappresentano un reale processo generativo. Grazie alla capacità di coinvolgere attivamente i territori e le comunità locali, esse permettono a tutti gli attori coinvolti di aprirsi ad una dimensione nuova di condivisione e reciprocità, esprimendo un potenziale che lo strumento “ordinario” del resettlement difficilmente riesce a raggiungere.
Come funzionano i CU:
Attività diplomatica con il Paese di partenza (buy-in istituzionale);
MoU con Ministero Interno e MAECI definisce paesi di partenza, quote e durata;
Attività pre-ingresso: Identificazione e assessment fatto dalle organizzazioni implementatrici (no vincolo dei referral UNHCR);
Sempre legato alle vie complementari (non al RST);
Controlli di sicurezza pre-ingresso (Ministero dell’Interno – Dipartimento di Pubblica Sicurezza);
Richiesta di asilo al momento dell’ingresso in Italia (non entrano come rifugiati come nel RST);
Viaggio e post arrivo:
Facilitazione rilascio visto di ingresso (ambasciata italiana in loco) e exit permit;
Organizzazione del volo;
Accoglienza diffusa presso comunità accoglienti: accompagnamento socio legale e supporto emotivo;
Percorso delle comunità accoglienti: accompagnamento & formazione per le comunità.
VANTAGGI AND LESSONS LEARNED:
Autonomia nell’identificazione (NAMING) strumento di vera COMPLEMENTARIETA’ (esempio registrazione UNHCR siriani in Libano dopo 2015, o esempio Afghani);
Assessment su bisogni di protezione MA anche su altri elementi che influenzano le prospettive di inclusione: motivazione, aspettative, vincoli;
Pre-departure orientation: GESTIONE DELLE ASPETTATIVE & MATCHING CON LE COMUNITA’ OSPITANTI;
Controllo sul pre-partenza –> possibilità di ibridare il modello e sperimentare: refugee labour mobility e Community Sponsorship (CS)
CRITICITA’ E SFIDE:
La pratica dei CU non è sistematizzata all’interno della normativa nazionale ma è regolata da soft law (MoU)
Ogni esperienza viene negoziata volta per volta dalle organizzazioni firmatarie con il Governo, esponendo lo strumento alla volontà politica del momento.
Ne consegue che vengono sottoscritti protocolli distinti, facenti capo a diverse organizzazioni implementatrici e riferiti a differenti Paesi di partenza. Un approccio di questo tipo determina un quadro frammentato, nel quale risulta più complesso rispondere in modo tempestivo ai profondi cambiamenti in atto nei Paesi di partenza e di primo asilo.
Il tema dei finanziamenti (sostenibilità) è un tema pressante:
Il modello dei CU rappresenta un importante onere, economico ma anche di competenze, a carico delle organizzazioni sponsor che non ricevono fondi dal Governo;
Questo è vero soprattutto in un paese, come l’Italia, con un sistema di welfare debole. Se guardiamo ai modelli di sponsorship sviluppati in altri paesi, infatti, è immediatamente evidente quanto un sistema di welfare solido vada indirettamente a sostenere l’onere a carico della società civile locale.
Il tema della complementarietà da salvaguardare
Il momento è ora: l’attuazione del Patto sulla Migrazione e l’Asilo — incluso il Quadro dell’Unione per il reinsediamento e l’ammissione umanitaria — nonché il contributo alla definizione del futuro Quadro Finanziario Pluriennale, rappresentano un’importante opportunità per promuovere, a livello nazionale, un approccio più coerente, coordinato e strategico in materia di vie complementari e community sponsorship, salvaguardando al contempo l’originalità e il valore dell’esperienza italiana dei Corridoi Umanitari.