La nostra Giornata mondiale del Rifugiato 2026

Roma (NEV), 20 giugno 2026 – In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2026, Mediterranean Hope, Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (MH), il Servizio Inclusione della Diaconia Valdese e la Consulta delle Chiese Evangeliche di Roma hanno organizzato un evento per riflettere sull’impegno per il rispetto dei diritti delle persone rifugiate.

Un impegno che “chiama in causa la nostra idea di Europa, l’anima di questo continente”, come ha ricordato il pastore Daniele Garrone, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, mentre “si continua a denunciare un allarme invasione che non c’è”. “La Giornata del rifugiato è un momento che per noi dura tutto l’anno – ha poi detto Marta Bernardini, coordinatrice di MH – soprattutto mentre assistiamo alle politiche fallimentari dei governi europei, che vedono i migranti come un problema di sicurezza e ordine pubblico. Migranti che continuano, purtroppo, a morire nel Mediterraneo e non solo, a venire sfruttati e schiavizzati nei campi, ad essere detenuti e respinti”.

L’appuntamento si è svolto nei giardini della chiesa battista di Centocelle, in viale della Bella Villa, a Roma, ed è iniziato con alcuni canti partigiani a cura della Corale della Chiesa Valdese Piazza Cavour.
Dopo l’intervento di Marta Bernardini, quello di Roberta Federico, responsabile territoriale Roma dei Servizi Inclusione della Diaconia Valdese: “Poniamo al centro dell’attenzione ai diritti e alla dignità degli esseri umani – ha dichiarato – questo è per noi “servire con le persone”.

Francesca Debora Nuzzolese, docente di Teologia pratica, è stata protagonista di un altro momento di riflessione della serata, focalizzandosi dal punto di vista teologico e psicologico sulla condizione di persona rifugiata: “Judith Butler diceva che la perdita e la vulnerabilità sembrano essere qualcosa che accomuna tutti gli esseri umani – ha spiegato la teologa, dopo aver chiesto ai presenti di chiudere gli occhi e pensare alla prima immagine correlata alla parola “rifugiato” – . Quando parliamo di rifugiati, facciamo fatica a riconoscere in loro noi stessi, ci “inquietano” perché ci ricordano qualcosa che non ci piace”, l’essere sradicati, precari, l’aver perso o abbandonato la propria vita.

Dopo il confronto con la studiosa, i partecipanti alla Giornata del rifugiato hanno assistito ad alcune presentazioni diffuse negli stand allestiti nel giardino della chiesa battista di Centocelle: in quello su Rosarno e la campagna Etika Francesco Piobbichi, operatore di Mediterranean Hope in Calabria ha presentato il progetto dell’ostello solidale Dambe So; l’associazione Un ponte Per ha illustrato la sua iniziativa Shelter city e il lavoro di accoglienza temporanea per difensori dei diritti umani, attraverso una testimonianza personale e politica; la CSD – Servizi inclusione ha animato un laboratorio pratico in cui si sono realizzate delle spille mentre alcune operatrici di MH hanno infine presentato la community sponsorship. Era inoltre possibile visitare uno stand fotografico e interagire con un’installazione di Efat Abulfazil, studentessa afghana arrivata in Italia grazie ai corridoi umanitari, in cui ogni persona poteva indossare un burqa e scrivere le sue impressioni su questa esperienza.

Infine, la slam poetry a cura di Lucia Raffaella Mariani, sul tema dell’identità e dell’accoglienza, e, a conclusione della serata, l’aperitivo, con l’accompagnamento musicale a cura della Scuola popolare di musica Donna Olimpia, un’altra realtà che collabora da tempo con i progetti umanitari della FCEI.

[Foto di Luciano Lattanzi]

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