Mediterranea a Lampedusa

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Lampedusa (NEV), 20 marzo 2019 – Dopo mesi torniamo ad accogliere chi riesce a scappare dalla Libia. “Liberté, liberté, liberté” cantano i migranti da bordo, e quando il primo di loro attraversa la passerella e poggia finalmente i suoi piedi in Europa, l’equipaggio, gli operatori umanitari sulla banchina, i giornalisti e tutti i presenti lì riuniti applaudono. Tra chi sbarca uomini provenienti da Nigeria, Gambia, Senegal, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Camerun e Benin. Nonostante siano provati dal viaggio, stanno bene e sono felici. Ricevono i beni di prima necessità che gli distribuiamo con un sorriso e salgono a bordo dei pulmini che li condurranno all’hotspot dell’isola. Nel giro di un’ora circa le operazioni di sbarco si sono concluse.

Tutto era iniziato ieri mattina, quando a meno di un miglio a sud dell’isola si incominciava a vedere sull’orizzonte la sagoma della nave Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans. A bordo 50 persone salvate da un gommone che imbarcava acqua. La segnalazione era arrivata dall’aereo Moonbird di Sea-Watch, dopo l’avvistamento dell’imbarcazione alla deriva a circa 25 miglia dalle coste della Libia. L’equipaggio della Mare Jonio racconta che le persone a bordo erano molto provate dal viaggio dopo oltre 2 giorni di navigazione e che queste presentavano seri problemi di disidratazione. La nave aveva ricevuto il divieto di avvicinarsi alle coste italiane da parte della guardia di finanza, ma il capitano Pietro Marrone ha forzato l’ingresso nelle acque italiane. Alla radio ha risposto: “Abbiamo persone da mettere in sicurezza, non fermiamo i motori”.

Lampedusa torna così al centro del dibattito nazionale: decine di giornalisti si sono precipitati sul posto ed è ripartita un’inutile trattativa che si gioca sulla pelle delle persone a bordo, in fuga da guerre, persecuzioni e povertà. Anche Mediterranean Hope decide di far sentire la propria voce e insieme agli amici della comunità locale si ritrova nel pomeriggio alla Porta d’Europa per ribadire vicinanza e solidarietà a tutte le persone a bordo di Mare Jonio, aspettando di poter dare loro il benvenuto a braccia aperte nel porto dell’isola. Sciolto il presidio, ci stavamo preparando ad ore di estenuante attesa, quando alle 20 giunge la notizia dell’arrivo in porto della nave. 

L’isola è un posto strano e in certi momenti è come se tutto si riducesse all’essenziale. Arrivano dei naufraghi, persone scampate a morte certa che finalmente toccano terra, ed è come se quelle persone venissero estratte in quel momento dalle macerie dopo una catastrofe. Tuttavia, chi mai penserebbe dopo una catastrofe di disquisire sul se e sul come salvare le persone da sotto le macerie; chi mai si porrebbe il problema di considerare quelle persone un pericolo; a chi mai interesserebbe di accertare la nazionalità di quelle persone; chi mai si sognerebbe di rinchiudere le vittime in un luogo di detenzione e, soprattutto, chi mai si azzarderebbe ad arrestare i soccorritori impendendo che questi tornino a fare il loro lavoro. 

L’evento di ieri ci aiuta a ristabilire le priorità. Chi salvato dal mare viene accolto in Italia ha il diritto di ricostruirsi una vita, attraverso trasferimenti celeri nei centri di prima accoglienza, con la possibilità di richiedere protezione internazionale, ha diritto di essere accolto in strutture adeguate e di essere accompagnato in un percorso di inserimento nella società italiana. Allo stesso tempo, coloro che soccorrono non dovrebbero mai essere oggetto di strumentali scontri politici, bensì esempio di  quel coraggio e solidarietà che protegge non solo la vita in mare ma anche la nostra società dalla barbarie.

Lo staff di MH a Lampedusa

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