Proteggere le persone, non i confini

Questa rubrica mensile dell’Agenzia NEV è nata per dare uno sguardo a quanto succede in Europa e provare, attraverso i nostri operatori ed operatrici, a tradurre in modo semplice passaggi burocratici, normativi e politici, riguardo alle tematiche del diritto d’asilo e dell’accoglienza. Questo approfondimento è a cura di Niccolò Parigini e Fiona Kendall.

Roma (NEV), 8 ottobre 2026 – A Strasburgo, dal 28 al 30 settembre scorsi, rappresentanti di diverse confessioni religiose di tutta Europa ed esperti si sono riuniti per discutere e sviluppare una visione condivisa di un sistema europeo di asilo incentrato sulla protezione delle persone. Tra questi, per la Fcei, Niccolò Parigini e Fiona Kendall.

La conferenza, organizzata dalla Commissione delle Chiese per i Migranti in Europa (CCME), fa parte di un processo avviato dalla stessa CCME alla fine del 2024, che ha portato alla costituzione di una task force volta ad applicare una prospettiva diversa alla politica migratoria dell’UE, attualmente delineata nel Patto sulla migrazione e l’asilo entrato in vigore nel giugno 2026. Il compito principale della task force è stato quello di articolare questa visione in un documento in fase di elaborazione, destinato a sostenere l’opera di difesa dei diritti delle Chiese europee, che hanno sempre sostenuto le persone in movimento e che intendono continuare a dialogare con le istituzioni europee e i responsabili politici in un contesto politico sempre più impegnativo.

I lavori della conferenza si sono aperti alla la sede dell’UEPAL (Union des Églises Protestantes de l’Alsace et de Lorraine) con una sessione introduttiva della pastora Sibylle Klumpp, Ufficio per la Missione e la Solidarietà Internazionale, UEPAL e Segretaria Generale della Conferenza delle Chiese sul Reno (CCR), e una keynote di Jean Louis de Brouwer, direttore del Programma per gli affari europei dell’Istituto Egmont, dal titolo “Perché abbiamo bisogno di una politica europea in materia di asilo diversa”.

Ana Puljiz, segretaria esecutiva del CCME, ha presentato la bozza del documento e gli elementi fondamentali dell’approccio che le chiese intendono sostenere. La sfida, sostiene il documento, non è di fattibilità, ma di volontà politica e di progettazione del sistema. Nei giorni successivi, i gruppi di lavoro tematici hanno esaminato e discusso ciascuno dei nodi principali del documento: un quadro di protezione “a più livelli”; la stabilizzazione e l’ampliamento del reinsediamento e dei percorsi complementari; l’investimento in condizioni di accoglienza dignitose; l’espansione dei diritti di mobilità per i beneficiari di protezione, combinata con percorsi mirati; e i temi ancora aperti, come i rimpatri e la dimensione esterna dell’asilo, con particolare attenzione alla protezione nelle regioni di origine.

Sono stati previsti anche momenti di visita sul territorio, con incontri presso la CIMADE di Strasburgo e il CASAS – Collectif d’Accueil des Solliciteurs d’Asile à Strasbourg, presso la Maison Protestante de la Solidarité e presso l’UEPAL, Union des Églises protestantes d’Alsace et de Lorraine, con la sua Commission des Affaires Sociales, Politiques et Économiques (CASPE), al fine di mettere in contatto i delegati con le iniziative di accoglienza intraprese dagli attori locali.

Una delegazione ristretta in rappresentanza della CCME, accompagnata da Lord Leslie Griffiths (Regno Unito, Gruppo dei Socialisti, dei Verdi e dei Democratici), ha inoltre incontrato i rappresentanti del Segretariato del Consiglio d’Europa – Divisione Migrazione – e ha assistito a una sessione dell’Assemblea parlamentare in cui Lord Griffiths ha presentato il suo rapporto su “Il ruolo delle diaspore e dei migranti per lo sviluppo della coesione sociale e dell’impegno democratico” (The role of diasporas and migrants in developing social cohesion and democratic engagement).  L’attenzione rivolta al contributo che i nuovi arrivati apportano alle società ospitanti è in linea con la visione del CCME, e vale la pena sottolineare che la risoluzione per l’adozione del documento è stata approvata a stragrande maggioranza dall’Assemblea parlamentare.

La conferenza di Strasburgo rappresenta il proseguo di un processo di advocacy più lungo. I preziosi contributi e le riflessioni raccolti durante la conferenza saranno incorporati dalla task force del CCME in un documento di posizione consolidato che, una volta pubblicato, può costituire la base per il dialogo con i decisori politici europei e nazionali a partire dal 2027. Il progetto proseguirà con una strategia di comunicazione articolata in fasi, volta a informare, coinvolgere e mobilitare le chiese in tutta Europa, e con la redazione di materiali di supporto, tra cui messaggi chiave di advocacy e un piano d’azione finale per un sistema europeo di asilo più equo, che sarà sottoposto all’approvazione dei membri della CCME, tra cui la FCEI, nel 2027.

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