Gentiloni cita i corridoi umanitari come modello da imitare

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Roma, 31 marzo 2016 (NEV/CS19) – In occasione della Conferenza UNHCR sui ricollocamenti dei rifugiati siriani convocata dall’Alto Commissario per i rifugiati Filippo Grandi e svoltasi ieri a Ginevra, il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni – in presenza del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon – nel suo intervento ha indicato il progetto pilota dei “corridoi umanitari” portato avanti dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Tavola valdese, come “una delle soluzioni del problema”. Parlando di un “segno di speranza”, Gentiloni ha ricordato come il progetto, grazie ad un accordo con il Ministero degli Esteri e con quello dell’Interno, abbia portato in Italia in modo legale e sicuro già 97 profughi siriani, giunti grazie ad un visto per motivi umanitari. Il ministro ha osservato che l’iniziativa dei “corridoi umanitari”, tenuta a battesimo a partire da febbraio con i primi arrivi a Fiumicino, “può avere degli imitatori in altri Paesi”.

L’accordo con lo Stato italiano prevede per ora l’arrivo di un migliaio di profughi particolarmente vulnerabili, non solo dal Libano – da dove sono arrivati i primi 97 beneficiari di cui 43 bambini – ma anche dal Marocco e dall’Etiopia. Pur trattandosi di numeri assai limitati, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), tra i promotori dell’inedita iniziativa, ribadisce l’importanza del modello proposto, che può essere applicato da qualsiasi Stato membro dell’area Schengen. Bene ha fatto il ministro Gentiloni a sottolinearlo.

La FCEI ricorda che grazie a questo progetto ecumenico si è dimostrato che i passaggi legali e sicuri verso l’Europa sono possibili: è possibile non rischiare la vita in mare; è possibile contrastare il traffico micidiale degli scafisti; è possibile far arrivare in sicurezza e dignità persone che ne hanno tutto il diritto.

I “corridoi umanitari” prevedono per i beneficiari l’accoglienza e l’avvio di un percorso di integrazione in varie strutture gestite dalla FCEI, dalla Commissione Sinodale per la Diaconia (CSD) delle chiese metodiste e valdesi, dalla Comunità di Sant’Egidio o da associazioni o istituzioni che hanno aderito al progetto. I costi dell’accoglienza e dell’integrazione sono interamente a carico delle organizzazioni promotrici del progetto.

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