#OpenArms attracca in Spagna

311 anime, 5 giorni di navigazione, circa 1000 miglia percorse. Un porto aperto per la ONG che opera nel Mediterraneo centrale con il supporto della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Algeciras (NEV/Protestantesimo), 28 dicembre 2018 – È attraccato alle 9 di questa mattina nel porto industriale fra Algeciras e Gibilterra, in località Cortijo, il rimorchiatore della ONG Proactiva Open Arms con a bordo 311 naufraghi, decine di bambini e minori, recuperati nelle acque del Mediterraneo centrale. Sono entrati in porto cantando l’inno nazionale spagnolo, scortati da un’imbarcazione con a bordo la troupe di Protestantesimo-RAIDUE, rubrica curata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). “Questa mattina le autorità spagnole sono salite su Open Arms per i primi accertamenti. I migranti resteranno in zona portuale per controlli e identificazione per circa 72 ore, quindi saranno collocati in strutture di accoglienza” riferisce il regista della rubrica Paolo Emilio Landi.

La FCEI sostiene Open Arms e le attività di accoglienza, ricerca e soccorso in mare, terra e cielo attraverso il progetto rifugiati e migranti Mediterranean hope (MH) con un accordo di partenariato. Già nelle scorse ore il presidente della FCEI, pastore Luca Maria Negro, si era rallegrato per la conclusione di questa odissea.

Il rimorchiatore ha percorso circa 1000 miglia nautiche in 5 giorni prima di poter approdare in un porto sicuro, dopo la chiusura dei porti da parte di Malta e Italia. Emergenze sanitarie a bordo avevano consentito l’evacuazione di una donna con un neonato e di un ragazzo con un grave versamento alla tempia.

“La nostra intenzione è ripartire il prima possibile per la zona SAR” ha dichiarato all’agenzia NEV Riccardo Gatti, capomissione Open Arms. “Dopo lo sbarco – ha proseguito Gatti – faremo tappa probabilmente a Barcellona, ripristiniamo la barca e poi ripartiamo”.

Sulla chiusura dei porti, Gatti commenta: “È qualcosa che viola le normative internazionali. Ed è vergognoso fare leva sulla vita delle persone. Le risposte politiche dovrebbero trovarsi in terra, questi sono atti vili e prepotenti delle politiche italiane, e non solo”.

Negli ultimi mesi le comunicazioni fra la Guardia costiera italiana e le ONG sono “radicalmente cambiate – spiega ancora il capomissione –. La Guardia costiera adesso non coordina assolutamente niente. Ogni volta che comunichiamo con loro ci dicono che dobbiamo contattare i libici, che come sempre non rispondono. Dire che dobbiamo contattare i libici è scaricare il barile su un’autorità, se possiamo chiamarla così, che sappiamo che sta facendo il lavoro sporco, riportando indietro delle persone violando le normative e violando i diritti umani. Così si mette la testa sotto la sabbia, mentre la Guardia costiera sa benissimo quello che succede nel Mediterraneo centrale. Purtroppo – conclude Gatti – da parte delle autorità ci sono delle chiamate dirette per facilitare il lavoro di intercettazione delle imbarcazioni delle persone migranti e riportarle indietro”.

A bordo del rimorchiatore, anche un operatore FCEI, Daniele Naso, che durante la traversata ha rilasciato una toccante dichiarazione.

Intanto resta irrisolto il caso della nave Sea Watch con 32 persone a bordo, di cui 4 minori non accompagnati e 3 bambini, ancora priva di un porto di destinazione.

 

Foto Paolo Emilio Landi

MH
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