Il filo spinato come fosse pelle: i disegni dalla frontiera di Francesco Piobbichi

300 disegni, 50 incontri con le scuole superiori, medie, nelle università, presentazioni in tutta Italia, a Bruxelles, Valencia e in Libano.

Roma (NEV), 1 febbraio 2019 – 300 disegni, due libri (e un altro in arrivo), 50 incontri con le scuole superiori, medie, nelle università, presentazioni in tutta Italia, a Bruxelles, Valencia e in Libano. E un disegno, quello pubblicato dal capitano Massimo Kothmeier, comandante del pattugliatore della Guardia Costiera italiana Diciotti, sul suo profilo Facebook, che diventa simbolo dell’accoglienza, da una parte, e oggetto di attacchi personali sui social per il comandante della nave. È il percorso dei disegni dalla frontiera di Francesco Piobbichi, operatore di Mediterranean Hope (MH), il programma rifugiati e migranti della Federation of Protestant Churches in Italy (FCEI).

“Ho cominciato nel 2014 a Lampedusa – racconta Francesco Piobbichi – e mi accorgo in ogni presentazione che la risposta di chi mi ascolta e vede i miei disegni cambia perché il clima di odio è aumentato. Il ‘rumore di fondo’ è cambiato: prima salvare vite aveva un valore universale, oggi il dibattito è inquinato, l’immigrazione è considerata un business…All’inizio c’era più indifferenza, ora mi sembra ci sia un’indifferenza xenofoba, come se fosse meglio che nessuno vedesse i migranti che muoiono, della serie ‘adesso abbiamo chiuso le frontiere, non parliamone più”.

Prima di questa esperienza, Piobbichi è stato anche per anni operatore di strada, a contatto dunque con altri tipi di marginalità, legati al consumo di sostanze. Oggi, dopo anni come operatore di MH, torna nelle periferie, a raccontare le storie dalla frontiera.

“Proprio le ultime presentazioni, a Milano – spiega l’operatore-disegnatore –, le ho fatte in scuole superiori in quartieri non centrali, e il pubblico era composto da ragazzi delle seconde e terze generazioni migranti. La dimensione del racconto di quello che avviene in mare si è mescolata alle loro condizioni di persone che vivono le periferie, che provano a stare in equilibrio tra il volersi integrarsi e la difficoltà della fase attuale, del contesto che li circonda. E il risultato più bello, per me, è proprio la loro richiesta, anche giorni dopo le presentazioni, di continuare il racconto, di costruire un percorso sulla memoria. Succede spesso: il mio racconto attraverso le immagini apre una riflessione anche non immediata, tra insegnanti e alunni. Ne ho incontrati centinaia negli ultimi due appuntamenti nel capoluogo lombardo, stavano per partecipare al treno della memoria ad Auschwitz, e il fatto che ci sia stata una presa di coscienza del filo che lega quella storia all’oggi, penso sia una delle cose migliori che hanno fatto i miei disegni”.

Nel frattempo, l’attualità politica, le notizie, i casi delle Ong e degli sbarchi, fanno riemergere le storie raccontate nei disegni pubblicati nei volumi “Pictures from the border” (Claudiana editrice, 2017) e “Sul mare Spinato” (Edizioni com nuovi tempi, 2018).

“Sulla vicenda Diciotti, a distanza di mesi, è sempre attuale quel disegno postato dal comandante, che era semplicissimo, e che aveva un significato quasi naif: salvare le vite come patrimonio comune. Un elemento che ho notato è questo ‘ritorno’, questo moto perpetuo delle storie e dei disegni che faccio, che vengono riusati, che valgono sempre, perché le tragedie continuano e la frontiera è sempre quella” continua Piobbichi.

Quali saranno i prossimi disegni? “Sto terminando il prossimo libro, che si intitolerà ‘Sulla dannata terra’ e dovrebbe uscire a marzo, sullo sciopero dei lavoratori braccianti di Nardò. Lì è iniziato tutto il mio percorso, nel 2011, dunque si tratta di un viaggio indietro nel tempo. Dopo aver capito la logica della frontiera, ho riavvolto il filo della storia, perché a Nardò mi cominciai a chiedere quale fosse il meccanismo che degrada le persone che migrano e le fa diventare schiave, e fu quello che mi portò poi a Lampedusa”.

E sull’isola siciliana, la disumanizzazione dei migranti diventa il tema delle tavole dell’operatore di MH. “Disegno il filo spinato addosso alle persone, come fosse la loro pelle, perché se lo porteranno addosso per tutta la vita. L’esperienza delle torture, i naufragi, gli sbarchi, le violenze, i centri dove vengono identificati e accolti e il lavoro come schiavi: sono persone che non si sentiranno mai cittadini come gli altri. Per questo restituisco a loro le storie che rappresento: i disegni non sono miei, ed è anche per questo che non ho mai venduto gli originali, sono storie che appartengono alle persone che ho incontrato, e che sono storie che tornano”.

Tutti i proventi della vendita dei “Disegni dalla Frontiera” vengono devoluti ai progetti di Mediterranean Hope. Qui l’elenco delle prossime presentazioni:

Lecce, 1 febbraio, associazione Mujmunè a Leverano, ore 20, via Roma 23;

Lecce, 2 febbraio, ore 19, Spazio sociale ZET, Corte dei Chiaromonte 2;

Brindisi, 3 febbraio, ore 18, Casa del Popolo, via Porta Lecce 134;

Perugia, 8 febbraio, Libreria Feltrinelli;

Roma, 10 febbraio intervento presso istituto superiore nella settimana auto organizzata;

Viareggio, 12 e 13 febbraio, Teatro Jenco, istituti delle classi medie e superiori;

Bergamo, 14 e 15 febbraio.

MH
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