Lampedusa, 4 ottobre, uno sbarco

Le testimonianze dei due consiglieri della FCEI Peter Ciaccio (metodista) e Libero Ciuffreda (valdese), da Lampedusa, dove per la prima volta sono stati al Molo Favaloro, con gli operatori e i volontari di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati delle chiese evangeliche, in occasione dell’approdo di un gruppo di migranti, all’indomani dell’anniversario del 3 ottobre.

Roma (NEV), 5 ottobre 2022 – “Mi sono commosso, ho pianto quando li ho visti arrivare. Perché ti rendi conto di tutto quello che avremmo dovuto fare…Come rappresentante dell’Occidente mi rendo conto di non essere capace di evitare la sofferenza degli altri e di stravolgere la dignità di queste persone. Un senso di colpa enorme”. Sono queste le parole che usa Libero Ciuffreda, valdese, membro del Consiglio della Federation of Protestant Churches in Italy, per raccontare la sua prima esperienza al Molo Favaloro, ad accogliere un approdo sull’isola di Lampedusa, con gli operatori e i volontari di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

In occasione della commemorazione del 3 ottobre, anniversario del naufragio del 2013 in cui morirono 368 persone, una delegazione della FCEI è infatti sull’isola, accanto al team che lavora all’osservatorio permanente. Ieri, il giorno dopo l’anniversario, gli sbarchi sono ripresi. Due approdi, 110 persone in totale, provenienti dalla Tunisia, anche donne e bambini tra loro.

“E’ un momento dal grande impatto emozionale – continua il consigliere FCEI -, nel quale ho sentito la difficoltà di capire perché siamo così incapaci di stare a fianco alle persone. La presenza di una bambina vivace ci ha poi ricordato e rappresentato la vita, la gioia, la forza che ha vinto sulla sofferenza, sulla disperazione”. Ciuffreda è un oncologo, e come medico ha percepito e riflettuto sulla “difficoltà a dare risposte prima, alle sofferenze di queste persone. Non è come con i pazienti di cui mi occupo da anni, perchè per loro facci

amo tutto il possibile, dunque l’incontro con i migranti che arrivano a Lampedusa è molto diverso. Un ragazzo mi ha fatto vedere le cicatrici sul suo viso e mi ha detto “li non voglio più tornarci”.

Anche per l’altro consigliere della FCEI che è stato sull’isola in questi giorni, per il 3 ottobre, il pastore metodista Peter Ciaccio, andare al molo è stata “Un’esperienza forte, nella quale ti senti indegno di stare dove ti trovi. Ti chiedi: chi siamo noi? Siamo degni di tante aspettative? Siamo degni della speranza che queste persone ripongono su questo lato della frontiera? Il primo riflesso è quello di abbassare lo sguardo…”. Come proprio il pastore ha detto nella commemorazione ecumenica organizzata il 3 ottobre al santuario dell’isola siciliana, resta la vergogna per quanto accade ogni giorno su questa frontiera e la volontà che i momenti come queste giornate dedicate al ricordo delle vittime non siano un modo per autoassolversi.

 

Insieme ai consiglieri FCEI, agli operatori e ai volontari di MH, al primo approdo della giornata di ieri – ce ne sono stati due, nel pomeriggio – anche Carla Piviere, ex educatrice, di Chivasso, in provincia di Torino. “Mi sono emozionata – dichiara – , è stato molto intenso, soprattutto quando abbiamo visto una donna scesa con una bambina. Mi immaginavo di affrontare diversamente questo momento, dal punto di vista emotivo, avendo lavorato a lungo con persone senzatetto. E invece è un’esperienza profonda e toccante, e ti rendi anche conto di quanto sia importante saper fare le cose giuste, scegliere i gesti quando queste persone mettono piede in Italia, in Europa”.

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